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Referendum trivelle: un SI per dire basta alle scie chimiche

L’Italia domenica chiamata alle urne per decidere sul proprio futuro. E’ in ballo molto di più che la semplice abrogazione di una legge, qui ci giochiamo la nostra salute. Mentale.

EDITORIALE – Quello che era fino a poco tempo fa un referendum di cui quasi si ignorava l’esistenza è diventato ormai un evento elettorale che sta spaccando le coscienze e dividendo gli italiani come neanche i referendum storici degli anni settanta su divorzio e aborto. Da un lato ci sono i fans dei comitati “No Triv” che insieme ai comitati “No Tav” hanno condotto una sacrosanta battaglia volta ad escogitare il nome più idiota per un comitato referendario; dall’altro i fautori del “no” che hanno rinunciato fin da subito a costituirsi in un comitato, tanto bastava confidare nella proverbiale incapacità degli italiani ad informarsi seriamente su alcunché.

Tutto sembrava quindi andare per il meglio con un referendum che viaggiava spedito verso la data del 17 Aprile nell’indifferenza generale, quando è spuntato il terzo incomodo sotto forma di appello al voto e lotta all’astensione. Nelle ultime settimane gli appelli ad andare a votare si sono succeduti con un ritmo incalzante. Nella lotta all’astensione si è particolarmente distinta la CEI (ormai famosa la dichiarazione del Cardinal Bertone che si è detto disgustato da chi va al mare invece che prendere il sole nel proprio attico) e il presidente della Corte Costituzionale Paolo Grossi che ha ricordato a tutti che c’è un presidente della Corte Costituzionale che si chiama Paolo Grossi. Come risultato, una posizione “astensionistica” è ormai vista dall’opinione pubblica come per lo meno “qualunquistica”

Quindi ricapitolando: se si va a votare si è a favore dei preti e dei vescovi; se non si va a votare si è dei qualunquisti oppure dei lecchini di Renzi; se si vota per il “si” si è contro le trivelle anche se non si sa perché; se si vota “no” si è dei mostri che non provano pietà per le foche monache morenti nell’Adriatico anche se non ce ne sono. A questo punto l’unica posizione possibile nei confronti del referendum di domani, davvero coerente, sopra le parti, inattaccabile è la giustificazione per motivi di famiglia firmata da mamma.

 

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